La collega Ponis fa davvero compassione, perché è sempre in depressione (e ora la smettiamo con le rime che mi sembra poco rispettoso). Non è che sia proprio seriamente depressa, questo no, viene a scuola tranquillamente, ma certo ne ha passate un po’ di tutti i colori e adesso che poteva mettere i remi in barca e rilassarsi non gliela fa, non gliela fa proprio. La Robi, che è quasi una sua amica, le dice: su, ma dai, è ora di finirla, su, vieni, fai e disfa, ma lei, niente, non gliela fa. Viene a scuola tutta vestita di nero. Con la borsetta nera. Truccata di nero. Una volta esce un ragazzino dall’aula e grida: la Ponis c’ha un golfino grigio! Ma è stato un caso. Poi è tornata al nero. Meno male che adesso comincia con qualche capello bianco, che il bianco rischiara e dà quel tocco di luce così indispensabile alla donna d’oggi. Comunque.
Si siede in sala professori e sospira che non gliela fa. Poi va in classe e si siede alla cattedra e sospira: prendete il libro di grammatica. Loro aprono e lei fa leggere. Grammatica. Mah. Poi lo stesso con storia. Loro prendono il libro e lei lo fa aprire e fa leggere. Leggi e leggi, quando sono alla fine del capitolo, sospira e fa: adesso spiego, e così lo ridice. Cioè, guarda un po’ depressa sul libro, sospira e ridice le cose che ci sono scritte sopra. Poi quando lo ha spiegato così come si è appena visto, sospira e dice: ragazzi, puntualizzate. Che a me questa cosa della puntualizzazione la vorrei provare una volta o l’altra ma non mi avanza mai tempo. C’è da dire che, se non avanza tempo nemmeno a lei, lei sospira e fa: puntualizzate a casa. Che è una cosa anche utile, forse, perché metti Paulo che non fa un beato cavolo di niente e dopo l’ultima campanella si dimentica che esiste una cosa chiamata scuola, ecco, se gli dessi da puntualizzare, ecco, forse qualcosa gli rimane in testa anche a lui, no?
Ah, già, certo, non ho spiegato: si puntualizza quando si prendono le frasi topiche (che non è una brutta parola, vuol dire importanti, più o meno) del capitolo, o del paragrafo, o del capoverso, o di tutti e tre in ordine di importanza, e si scrivono sul quaderno di storia (se si puntualizza storia; se puntualizziamo grammatica, sul quaderno di grammatica e via discorrendo). Questo secondo lei. Quando è arrivato un ragazzo nuovo, però, che i compagni gli spiegavano fai così , fai cosà perché non sentisse troppo l’ansia del trasferimento, uno gli dice: tu puntualizza, prendi un po’ di frasi qui e un po’ là e le copi sul quaderno e la Ponis è contenta.
Contenta, diceva per dire.
Intanto, però, con ‘sta storia dell’apri il libro e leggi, e la Ponis che si siede in cattedra e sospira tanto che sembra il Dante della Vita Nova e invece no, lei vede solo la vita vecchia, con ‘sta storia, dicevo, si è creata questa simpatica catena di montaggio per cui: nell’ora di grammatica (‘ntanto che lei legge) si fanno i compiti di storia; nell’ora di storia (‘ntanto che lei fa leggere) si fanno quelli di matematica; nell’ora di geografia (che fa leggere pure lì) si sbrigano quelli di francese e vai che vai bene con tutte le opportune variazioni di orario.
A me, però, la Ponis è simpatica, poverina. Tranne quando va in classe e spiega che un po’ si scrive con l’accento. Ora io, due anni fa, mi sono iscritta alla Lega per La Difesa del Po’ con l’Apostrofo per vedere di evitare l’ulcera almeno lì, come faccio con una che dice che si scrive con l’accento?
Puntualizzo?