Medicine, ne uso poche. A parte quando i virgulti mi fanno venire la tonsillite (perché ovviamente son loro che mi fanno venire la tonsillite, sarebbe secondo me una malattia professionale, potrei anche chiedere la pensione anticipata, ora ci penso). Così, a parte quella roba lì, medicine ne uso poche. Il che è un bene, secondo me. Insomma, riempirsi di naprossene sodico a ogni piè sospinto non può esser salutare, così se in casa non ce l’hai, amen. Era un esempio, eh, tanto per dare l’idea del concetto.
Medicine, dunque, ne uso poche e, conseguentemente, ne ho in casa poche. Il che è un bene, così non ti riempi di… Be’, l’ho già detto, lo so che a volte siete un po’ tonti, ma credo che questo l’abbiate capito. È che avevo una battuta del tipo: medicine ne uso poche, ed è un bene, ma quando ne hai bisogno e non ce l’hai lì, allora è un male.
Insomma, mi sembrava una bella battuta, se non avessi cominciato a parlare del naprossene e compagnia magari veniva ancora meglio.
Il fatto è che ho stirato. Assai assai. In piedi davanti alla mia superattrezzatura. E poi, per distrarmi, sono andata a riordinare la cantina. Al fresco. A sollevare quintalate di libri che sono lì dal 1928 perché non si sa mai, una volta o l’altra ce ne avrò bisogno. A spostare, esaminare, sfogliare, tonnellate di fogli che sono lì perché non si sa mai, una volta o l’altra, eccetera. Ho trovato dei temi di vent’anni fa, degli esercizi di grammatica per la prima media che se li do adesso i miei alunni si buttano dalla finestra per la disperazione e poi mi denunciano per tortura mentale. Ho trovato persino il programma di letteratura che avevo fatto per il concorso tal dei tali per le scuole superiori, che poi tanto è stato inutile perché mi hanno chiamata quando oramai avevo avuto il ruolo alle medie e siccome sono fondamentalmente assai pigra ho detto: no, grazie, sarà per la prossima vita (seee…, figuriamoci, la prossima vita faccio la figlia di Bill Gates).
E adesso, a farcela, mi esibirei in un salto carpiato doppio per tornare alla faccenda delle medicine, che è cominciata perché, dopo le tonnellate di stiraggio e le quintalate di libri, la mia schiena ha bussato e mi ha minacciato, e siccome io sono andata avanti, si è ritirata a vita privata. Non mi obbedisce più.
E siccome medicine ne uso poche, sono stata lì a guardarmi lo scaffaletto delle medicine cercando di capire se c’era qualcosa che poteva darmi sollievo. Non c’era. E questo è male (oltre a quello della schiena). Perché ho dovuto mettere le gambe in spalla (tanto la schiena non c’era più) e andare in farmacia, dove mi hanno dato una cosa in –dol, che toglierà il dol. Compresse rivestite con film, che davanti a me c’era un signore anzianotto che le ha prese, si vede che aveva problemi di schiena anche lui, e protestava perché non gli davano anche la cassetta in regalo. Il film, intendo. Sembra una battutaccia e invece è vero. Oltre al mal di schiena, non mi credete.
Comunque. Le ho prese, le compresse col film. Mezz’ora fa.
Per ora, niente.
Così ho controllato se erano proprio per il mal di schiena.
Mentre controllavo, ho saputo che non dovevo prenderle se ero allergica al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti. Eh. Saperlo. Poi ho saputo che non dovevo prenderle se presento manifestazioni allergiche quali di qui, di là, di su, di giù e polipi nasali. Visto che sono stata operata cinque volte di polipi nasali, forse non dovevo prenderle davvero.
Rischio un modesto aumento del rischio di attacco cardiaco, disturbi visivi, nausea, dispepsia, vomito, gastralgia, flatulenza, diarrea (raro), cefalea, sonnolenza (oh, là, là), vertigini, colite (raro), e poi ho smesso.
Di leggere, non di respirare.
Se poi vi chiedete perché, col mal di schiena, son qui al computer, tenete conto che invece di dirvi di farvi gli affari vostri, che son qui a dilettarvi e voi c’avete pure da dire, ecco, son qui a spiegarvi che con un’inclinazione di 14 gradi verso lo schermo e una di 11 verso il mouse, non sento quasi più niente.Ma se una insegna in un paese dove non abita, e tiene segreto il suo numero di telefono, e non chiederà mai il trasferimento dove abita, per non vedere alunni e genitori a ogni pie' sospinto, e oggi cominciava a pensare che forse cominciavano le vacanze,
e poi alle otto le telefona un signore (s)conosciuto, che poi invece è un genitore, e le fa una filippica perché il pargoletto piange perché all'esame ha preso un voto basso, e un altro l'ha preso più alto, e persino il marocchino appena arrivato (tre anni fa!) ha preso come lui, e come mai, e vabbe' che l'orale è andato così così, e vabbè che lo scritto è andato così cosà, ma perché e percome e ciccì e bebè,
ecco, se una le capita questo, non sorge forse spontanea una domanda:
ma chi cavolo gli ha dato il mio numero di telefono?
(e visto che il voto "basso" è un 8, che gli venga un cagone fatto a macchina, inoltre)
p.s.: e se son qui a rispondervi a quest'ora, invece di mettermi a letto a curare il mal di schiena da riordino libri e carte di fine anno, è sempre perché sto lavorando per il Capo, che anche in vacanza è sempre il Capo, e ha scoperto che al progetto mancava qualcosina. Ora c'è. Ve lo avevo detto che dovevamo fare un progetto? Buonanotte.
Ordunque, mi tocca.
Ci ho pensato, sono stata informata. Pro e contro, giusto, sbagliato, non leggo più i film, eccetera, ma insomma, il signor Tizi(an)o mi dice che è giunto il momento. Su una chiavetta mi sono copiata gli indirizzi internet, uno a uno, copia incolla invio, copia incolla invio, ci ho messo una bella oretta, ogni tanto mi si impiantava tutto, ma ce li ho lì. Qualcuno me lo sarò dimenticato, me lo sento.
Comunque. Ho finito l’ultimo lavoro per il corso onlain e l’ho spedito, ho scaricato la posta, telefonato per il modem che non ho più il CD autoinstallante ma mi han detto che fa lo stesso, ho preso nota di tutti quei bei programmini che stavo usando, da riscaricare. La lucetta blu che vedete lì è quella di un affarino che sta digerendo tutte le cose che ritengo importanti e chissà se lo sono. È il segno che qualcuno di molto slim ma molto hard sta ingurgitando tutto, con la promessa di farmielo riavere intatto. Speriamo la mantenga.
Perché io, adesso, formatto. Au revoir. O forse adieu. ¿Quien sabe?
Primo atto: A gennaio, il preside e la signora Mamma
Allora, signora Mamma, che cosa le do?
Eh… Non so, che cosa c’è de bèl?
Allora… Vediamo… abbiamo il tempo normale o quello prolungato. Cosa prende?
Oh, beeellooo il tempo prolungato, beeellooo, con tutte le compresenze e i…
Ehm, no, signora, no, scusi, sa… Ma col tempo prolungato non ce le posso dare le compresenze…
Ah, no? E peeeerchééè??
Eh, sa, ordini superiori.
Ah. E quant’è, il tempo normale?
Fa 30 ore giuste giuste.
Ah, be’, allora, mi dia un tempo normale, e sia finita lì.
Eh, no, signora,
Ovvero: quando lavare i piatti diventa istruttivo e psicologicamente interessante.
Non so proprio che classe mi capiterà. Dai ventisei ai 30, comunque, due bocciati. Numero imprecisato di stranieri (che poi è da vedere se sono appena arrivati qui o se sono stranieri solo di cognome e conoscono già tutto il turpiloquio possibile o anche le poesie di Gianni Rodari). Un caso grave di psicosi o cose del genere (voce di corridoio). So che ce n’erano due, gravi, insieme, da me, ma una collega si è imposta e ne ha fatto spostare uno. Grazie. Ah, e poi ci sarà Rorob. Doppio e bisvalido.
Abbiamo finito gli esami in orario, tra alti e bassi. Anzi, tra altissimi e bassissimi. Per scalogna, gli altissimi ce li siamo bruciati tutti il primo giorno, ora ci aspetta la palude. Voi però mi dovete spiegare perché, qualunque documento si trovino dentro la cartelletta, dal film a Guernica, da Edgar Lee Masters al ’68, in qualche modo finiscono tutti per parlare di inquinamento, (che ostacola la) biodiversità, (che rischiava la morte con)Hitler e (che alla fine è arrivata) la bomba atomica.
Mentre mangiavo la pastasciutta avanzata, mi guardavo l’antologia che erediterò dalla collega e userò l’anno prossimo. Meglio leggersela tutta per usarla al meglio. Dicono che sia un bella e buona antologia. Ha delle letture simpatiche, all’inizio, con tante belle domandine di comprensione o di “collegare il testo alla propria esperienza” subito lì di fianco. La prima domanda è “ti senti come la protagonista che si vergogna del suo aspetto fisico?” (no, si figuri, peso 118 chili a undici anni e ho le orecchie perpendicolari al viso, ma non mi vergogno per nulla”). La seconda: “nel tuo aspetto fisico c’è qualcosa in particolare che ti fa soffrire?” (“oltre al peso e alle orecchie? No, prof, si figuri…”)
I colleghi a disposizione stanno vuotando gli armadi. Stamattina uno mi ha visto e mi ha detto quando porto via i miei libri. Presto, ho assicurato. Poi mi sono accorta che, comunque, uno scaffale era giù stato svuotato. Sì, mi dice, perché quelli vecchi abbiam pensato di buttarli. Ah. E… posso prendere questi?, ho detto sbirciando tra i mucchi di libri ammonticchiati. Sì, sì, prendili. Così mi sono presa il pacco intonso e incellofanato dell’antologia che userò l’anno prossimo (vedi sopra).
È la quarta volta che l’applicata di segreteria mi insegue per avere il foglio delle ferie (che ho già consegnato). Non so come leggerla, questa cosa.
La collega Tramp ha messo una bottiglietta d’acqua nella borsa con i documenti di scuola e altro. La bottiglietta ha deciso di aprirsi. Mentre uscivo, la collega Tramp sciorinava il contenuto della borsa sul prato davanti alla scuola, ondeggiava avanti e indietro sui tacchi e alzava alti lai. Non so come leggerla, quest’altra cosa.
Prima, però, diciamo che avete collaborato poco. Io chiedo aiuto, dico: cari, che domande fareste se?, e solo una mi risponde (grazie), gli altri si mettono lì a far polemica su un voto d’esame, ché se l’insegnante ha sempre ragione, anche quel voto lì andava bene, giusto?, e poi a dire se il tizio è ancora vivo o è morto, che, francamente, ai fini della valutazione sommativa che importanza ha?, anzi, a pensarci bene, quella che ha fatto tutto ‘sto bordello per il voto e per il vivo-o-morto è sempre la stessa, vara te, non me lo sarei mai aspettato.
E comunque, quello che c’ho da dire è che, visto che voi non mi avete aiutato, e visto che io all’incontro con il Consigliere della Mariasss ci sono andata lo stesso, qualcosa ve lo devo dire, altrimenti poi mi dite che non mi informo e che non vi informo.
Ordunque.
Per prima cosa c’è da rilevare che avevo una lista di domande da qui a là, e prima fra tutte quella di Terenzia, e mi ero fatta pure le prove davanti allo specchio, e mi ero immaginata faccio di qui, faccio di là, chiedo la parola?, o vado all’assalto?, strappo il microfono al Consigliere?, o mi metto a strillare?
Tutto inutile, perché eravamo in una saletta, senza microfoni da strappare o da sbattere in testa a nessuno e io seduta lì tutta contenta (per modo di dire) perché la Mia Scuola mi aveva mandato lì a sentire, così ero un po’ come un Dirigente Scolastico, e infatti volevo dirglielo, a quella all’entrata: guardi, mi faccia firmare nella lista dei dirigenti e basta lì.
Invece no. Nel senso che il mio Capo c’era anche lui, si è materializzato non so quando, mi sembrava Harry Potter (Harry Potter si materializza?). Al che ho pensato che potevano anche lasciarmi a casa a dormire, ma poi ho capito: era una tattica: circondiamolo e assaltiamolo, il Consigliere (poi vi spiego).
Alla fine (salto alla fine ché questo doveva essere un post corto e già vedo che sproloquio) a me non aveva fatto una bruttissima impressione. Solo brutta, che è comunque un po' meno di quello che mi aspettavo. Voglio dire che non ha difeso a spada tratta ogni e qualunque cagata. Qualche volta l’ha detto che erano cagate. Però le aveva sempre fatte qualcun altro, le cagate. Vabbè.
Ma a parte l’impressione, devo assicurarvi che da qualche parte se ne parlerà meglio, di questo incontro (per gli addetti ai lavori, ché agli altri gli viene il mal di testa, agli addetti solo il mal di pancia e di stomaco), così vi danno meglio le indicazioni, ma intanto io devo almeno dirvi che ho saputo che:
si poteva parlare solo del Regolamento, e amen, guai a chi faceva domande pedagogiche;
la ratio del Regolamento è duplice;
ci sono dei paletti e dei furbetti (i paletti non lo so quali, spuntavano dappertutto, ma i furbetti, per intenderci, sono quelli che si ritirano entro metà marzo e poi fanno gli esami da privatisti);
la terza ratio del Regolamento (lo so che era duplice, non fate i pignoli, io seguo la notizia);
prima si è proceduto per aggiunzioni;
ora si fa una essenzializzazione;
metteranno la mordacchia ai cambiamenti a metà anno (sulla fine dell’anno non ha detto nulla);
il voto di religione è un terreno abbastanza minato e complesso;
le competenze sono un terreno abbastanza minato e complesso;
le qualifiche professionali sono un terreno abbastanza minato e complesso;
le passerelle da una scuola all’altra sono un terreno abbastanza minato e complesso;
si cercherà comunque di traguardare a settembre;
a settembre ci sarà un circolarone unico;
e, soprattutto, sua nonna brianzola diceva che era inutile fare lo sciampo alle mosche.
E qui, in fondo, chi potrebbe darle torto?
... per esempio, voi poteste fare delle domande alla Mariasss sulla valutazione (solo su quella, per carità, andiamo per gradi), ecco, che cosa le chiedereste? Oppure: che cosa le direste? Così, tanto per sapere.
(magari non pretendiamo troppo: invece della Mariasss ci accontentiamo del suo segretario, o di uno dei suoi dirigenti, ce n'è un sacco, sapete?, con dei nomi interessanti: Pizza, Lobello, Petrini / Sacconi, Renda, Buscema / Pardi, Cocca, Scala / Franzese, Spinazzola. Potrebbero far giocare loro contro il Brasile, stasera)
p.s.: c'era un errore grande come una casa, subito nella prima riga, e se non c'era qualcuno a dirmelo (non la cito perchè non so se vuole essere citata, ma grazie), se non c'era lei, voi eravate lì a cincischiare. Tzè!
“…Tutte queste osservazioni portano a riflettere sull’importante effetto di ricaduta che il complesso delle prove INVALSI ha sull’intero sistema scolastico e sulle sue scelte didattiche. ...una attenta analisi dei risultati delle prove somministrate potrà contribuire a fornire una guida per il miglioramento dell’insegnamento. Sarebbe al contrario un danno per l’insegnamento e la Scuola se la prospettiva di queste prove dovesse tradursi nella preoccupazione di addestrare gli allievi ad affrontare tipologie valutative simili, limitandosi ad imitarne la forma nelle prove di verifica svolte in classe nel corso dell’anno, senza invece curare la effettiva crescita di quel retroterra cognitivo e culturale di cui le Prove INVALSI dovrebbero, al contrario, rilevare e valutare l’esistenza, per stimolarne poi lo sviluppo e la crescita”
Ora, vediamo, a parte la ripetizione della parola crescita, chi glielo dice adesso al signor Invalsi che è da settembre scorso che ce la menano con “provate a fare la prova di qui, provate a fare la prova di là”, e ci spaccano le balle (scusate) con “scarica la simulazione giù, scarica la simulazione su”, e poi anche con “quante simulazioni avete fatto?, solo due, orrrroreee!, almeno tre o quattro” e vai che vai bene?
E poi glielo dite voi che la signora Invalsi (sì, secondo me è stata lei e lui non ne sapeva niente, sempre così succede), la signora Invalsi, dicevo, ha messo sul sito degli Invalsi la prove dell’anno scorso, e anche le prove PIRLS (e non fate tanto gli spiritosi, eh, andate a vedere in fondo alla pagina, ché ci sono), e anche, sempre in fondo alla pagina, gli esempi di prova che…
Ah, ecco, forse il signor Invalsi non li ha visti, gli esempi di prova, perché appunto erano in fondo alla pagina e si sa che gli uomini leggono solo le prime righe.
Spero che stasera non litighino, a casa.